Medicina Narrativa nel Digitale

Medicina Narrativa nel Digitale

La medicina narrativa si è guadagnata l’attenzione del mondo digitale per la possibilità di inscrivere il racconto della malattia in un cronaca in tempo reale. Il passaggio della narrazione dall’oralità alla scrittura ed il crescente dominio dello scritto sul parlato costituisce un nodo problematico su cui vorrei riflettere dalla prospettiva digitale.

 

Il ricorso alla tecnologia digitale

La medicina narrativa rimanda alla relazione medico-paziente caratterizzata da una maggiore empatia e disponibilità all’ascolto, un rapporto basato principalmente su contatti in presenza. Di contro, alcune difficoltà oggettive possono addensarsi e costituire una criticità in grado di compromettere il processo stesso.

La disponibilità di strumenti in grado di trasmettere o di conservare il racconto del paziente, quando questi sente l’urgenza di condividerli, supera le difficoltà di memorizzare sentimenti e sensazioni e libera l’operatore sanitario dalla difficoltà di gestire una conversazione in tempi e modi non previsti. Inoltre, il paziente, con il passare del tempo, tende a dimenticare o rielaborare il ricordo mentre con il digitale rimarrebbe immutato. Non ultimo, la tecnologia digitale permette di pianificare meglio tempi e risorse sia nell’analisi clinica sia nella ricerca.

Dialogo o Autobiografia

Uno dei primi effetti dell’uso della tecnologia digitale è stato l’effetto di de-spazialità e de-territorialità immergendo (qualcuno oserebbe “gettando”) gli utenti in una nuova esperienza della realtà. L’ambiente digitale, privo di spazio e territorio fisici, rende meno percettibile l’altro come ente differente da sé e svilisce progressivamente la coscienza del proprio corpo, in particolare la propriocezione.

Benché possa sembrare una normale attività comunicativa, il racconto digitale di se stessi come oggetto di comunicazione, vive nel campo semantico dell’autobiografia e il suo riascolto o la sua rilettura apre alla possibilità di censure o riscritture il cui esito finale oscilla fra la perdita della freschezza della narrazione e la sua artificiosità. Il rischio autobiografico avrebbe la conseguenza dell’information overload e la paralisi o la riduzione dell’attività clinica e di ricerca.

Dal digital divide all’health divide

Il digital divide è lo scarto esistente fra quanti hanno pieno accesso alle tecnologie digitali (da Internet alla TV on demand) e chi ne è escluso o ne fruisce in modo limitato. L’eliminazione del digital divide è uno dei 17 obiettivi di sviluppo dell’ONU per il 2030. È sufficiente eliminare il digital divide per avere maggiore equità e servizi?

Un anziano, pensionato, affetto da Alzheimer viene invitato ad usare il sistema digitale in supporto al progetto di assistenza. Se si trovasse in una “zona grigia”, secondo la classificazione del territorio stabilita dalla Commissione Europea per le reti a banda ultralarga  una zona con un solo operatore privato presente nel territorio, sarebbe già in una situazione a rischio di digital divide, se fosse nella “zona bianche” (nessun operatore) lo sarebbe sicuramente. Occorre aggiungere il costo per l’acquisto di un dispositivo generale in grado di eseguire l’applicazione richiesta. Spesso questo è un costo elevato in proporzione alle risorse economiche disponibili. In ultimo, ma veramente non meno importante, l’eventualità di uno skill insufficiente o di un deficit di know-how  impedirebbe l’uso in autonomia dello strumento. L’esito sarebbe scontato: abbandono della pratica, sfiducia nel progetto, interruzione del servizio.

Siamo in una fase in cui dall’assenza di infrastruttura stiamo passando all’assenza di abilità e competenze per la gestione dei servizi che escluderebbe una parte della popolazione, la meno abbiente, dall’assistenza dello Stato, in questo caso dalla Sanità. Questo è l’health divide.

Parliamo digitale

Le trasformazioni in atto coinvolgono il linguaggio ed hanno modificato profondamente il sistema concettuale e linguistico: pensiamo alle torsioni semantiche dei verbi salvare, convertire, giustificare in ambito digitale.

La registrazione di un racconto toglie il necessario dialogo in cui verificare i termini usati: come misurare un sintomo descritto superficialmente  o con luoghi comuni? Stiamo usando lo stesso sistema di valori?

Uso corretto del digitale

L’approccio sano al digitale presuppone conoscenza e competenza della cultura digitale, specialmente del potere trasformativo dei media digitali, dello scivolamento del frame di riferimento che sposta i significati ed i riferimenti concettuali. Per questo motivo, la prima preoccupazione non è il racconto ma il focus sul paziente. Anziché usare il digitale per raccogliere e trasmettere il racconto, usiamolo per processare il racconto stesso. Dopo l’incontro in presenza, il racconto può essere registrato e conservato in un archivio condiviso medico-paziente che rappresenta la piattaforma concettuale e linguistica di riferimento, una “memoria” dove realizzare i progressi o misurare le differenze di reazione nel  tempo. Non solo, andrebbe a rammentare i capitoli di una vita in cui un malato di Alzheimer può ritrovare se stesso.

La medicina narrativa dovrebbe evitare l’inganno attuale in cui sono le macchine a “lavorare” sull’uomo (TAC, PET, RM, eco….) ed il medico che ne interpreta i risultati. Se l’uomo nella sua integralità deve essere messo al centro, allora è il digitale a stare in periferia.

 

edoardo.mattei@i4ds.it

 


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...